HouseEurope: un’iniziativa europea che punta sugli incentivi per la ristrutturazione degli edifici esistenti

Dicembre 2025

Ogni minuto viene demolito un edificio in Europa. Se si continua così, entro il 2050 saranno demoliti circa due miliardi di metri quadri di costruzioni esistenti in Europa. Una cifra che equivale alla metà dello spazio abitativo in Germania o più dell’intero spazio abitativo di Parigi o Berlino.
Il settore edilizio causa il 38 per cento delle emissioni di CO₂ a livello mondiale e il 36 per cento di tutti i rifiuti nell’UE.
L’impermeabilizzazione del suolo e la proliferazione per nuove costruzioni e strade sono enormi, il consumo di suolo negli ultimi anni è stato, in Germania, di circa 50 ettari al giorno – ma secondo gli obiettivi del governo tedesco deve essere ridotto a zero entro il 2025.
Attualmente solo il 25 percento degli edifici esistenti in Europa è stato ristrutturato, e il tasso di ristrutturazione attuale è dell’1% all’anno. Per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE per il 2050, questo tasso deve essere triplicato!

Fonti: Rapporto UNO 2020 GLOBAL STATUS REPORT FOR BUILDINGS AND CONSTRUCTION, HouseEurope, Bundesamt für Bauwesen und Raumordnung (Ufficio federale per l’edilizia e la pianificazione regionale)

Quando vedo i dati relativi al settore edilizio e immobiliare, non vedo altra via d’uscita: dobbiamo smettere di distruggere il nostro patrimonio edilizio.

Perché? La conservazione degli edifici esistenti offre un enorme potenziale: il valore dei nostri edifici esistenti risiede da una parte nell’energia grigia. Questa rappresenta l’energia già utilizzata per i materiali da costruzione, dalla loro estrazione e produzione fino al trasporto fino e la messa in opera ecc. La stessa quindi non solo verrebbe distrutta, ma la demolizione consumerebbe ulteriore energia e farebbe aumentare le discariche. La quota di energia grigia impiegata per la costruzione di case rappresenta circa il 50 % del fabbisogno energetico totale di una casa.
Inoltre, non sono da sottovalutare i valori culturali ed economici. Anche se una casa necessita di una ristrutturazione completa, la struttura grezza è già lì! Conservando ciò che è comprovato, preserviamo la storia e il volto dei nostri paesi e delle nostre città.

Dovremmo dare priorità a ristrutturazione e riqualificazione, ma come?

Finora vengono incentivate soprattutto le nuove costruzioni. Inoltre, mancano disposizioni quali autorizzazioni alla demolizione o almeno l’obbligo di notifica prima di un abbattimento. Se le analisi del ciclo di vita fossero introdotte come obbligatorie, cioè un’analisi complessiva del bilancio energetico per tutta la durata di vita degli edifici, finalmente si terrebbe conto della distruzione di energia grigia e dell’elevato volume di rifiuti in caso della demolizione. In questo modo, risulterebbe finalmente un quadro realistico invece del solito confronto distorto tra i costi di ristrutturazione e quelli di nuova costruzione.
Il riutilizzo degli edifici e dei componenti costruttivi esistenti dovrebbe essere favorito, il complicato quadro normativo con grandi responsabilità per progettisti e proprietari dovrebbe essere significativamente chiarito e semplificato.

La buona notizia: l’iniziativa dei cittadini europei HouseEurope! sta già sollecitando nuove leggi dell’UE che facilitino e incentivino la ristrutturazione degli edifici esistenti rispetto alla demolizione. E di conseguenza, verrebbe garantito l’accesso ad alloggi a prezzi accessibili, risparmiando risorse e riducendo le emissioni di CO₂.

HouseEurope – una petizione a livello europeo:

Obbiettivi centrali di HouseEurope

(I) Chiediamo l’esenzione dall’IVA per la ristrutturazione degli edifici e per i materiali riutilizzati, al fine di stimolare il mercato della ristrutturazione e ridurre le emissioni di gas serra nel settore edilizio.

(II) Chiediamo l’introduzione di standard obbligatori a livello UE per valutare non solo i rischi, ma anche il potenziale degli edifici esistenti, poiché solo così è possibile dedurre il loro valore e investire miratamente nella ristrutturazione.

(III) Chiediamo l’introduzione di analisi olistiche del ciclo di vita per rendere visibile e contabilizzare l’intera impronta di CO₂ degli edifici, dal passato al futuro.

L’obiettivo: raccogliere 1 milione di firme in tutta Europa per leggi che garantiscano un’abitazione a prezzi accessibili, preservino le risorse e riducano le emissioni.

Servono ancora chiarimenti? Più informazioni?
Il mio suggerimento: il documentario ben fatto e molto informativo Power to Renovation

Abitazioni e questioni sociali

In media, gli affitti aumentano del 20 al 30 percento quando un edificio viene demolito e sostituito da una nuova costruzione.
Una ristrutturazione preserva alloggi a prezzi accessibili e previene la gentrificazione.

Lavoro ed economia

Sono in primo luogo le grandi aziende a trarre beneficio dalla demolizione e ricostruzione. Per le piccole e medie imprese, i progetti di ristrutturazione e rinnovo sono decisamente meglio realizzabili.

Con il crescente tasso di ristrutturazione, emergono nuove opportunità economiche, in particolare per le imprese locali e gli artigiani. Questo vale anche per gli studi di architettura in Europa, che sono per lo più composti da uno a cinque collaboratori.

Clima

L’esercizio degli edifici e il settore edile causano il 38 percento delle emissioni globali di CO₂. Il settore edile causa inoltre il 36 percento dei rifiuti totali nell’UE – più di qualsiasi altro settore.

La ristrutturazione risparmia energia, materiali ed emissioni.

Storia e cultura

Con la demolizione si perdono valori storici e culturali – e con essi anche un pezzo di identità collettiva.

La ristrutturazione preserva le testimonianze edili della nostra storia e assicura la continuità culturale delle nostre città e comunità.

Chi scrive?

Maren Paetzold
Maren Paetzold

Lingua & Architettura

Queste righe sono nate dalla mia penna nella mia lingua madre, il tedesco, e vogliono essere il mio modo di condividere curiosità e informazioni scoperte nel mondo italo-tedesco.
Per la traduzione non potevo che affidarmi a traduttori di madrelingua italiana, trattandosi di testi da pubblicare. E la parola è passata quindi alle colleghe italiane che fanno parte della mia fidata rete di professionisti della traduzione.

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